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Grazie “Padre eterno”

mario_scaccia_2Ultimo abbraccio ad una “maschera” romana

Pallido, incombente, misterioso “figurante”.

Anima gogoliana in cerca di identificazione e di riconoscimento, dietro il suo sguardo attonito, altero, mai smarrito. Onda sussultoria itinerante di un sempre crescente magma immaginifico. Ma anche gigantesco falco, rapitore di metafore, interprete di parabole e di creature sfuggenti e sfaccettate. Mario Scaccia, schivo ed eclettico, vulcanico artista, ha raccolto, abbracciato e cannibalizzato con le sue sarcastiche e poderose “fauci” gran parte del patrimonio letterario/teatrale europeo. Petroliano d’adozione, sin dagli esordi ha inseguito e in-corporato le maschere grottesche, melliflue, superbe, deragliate, tragi-comiche del grande autore romano, mescolandole senza posa all’esempio eduardiano e ai vezzi del maestoso repertorio di Moliere. Non un figlio d’arte, sebbene suo padre fosse pittore, ma un figlio dell’arte, nell’arte, geneticamente aggrovigliato alle fila eterne e imponderabili di un empireo così realisticamente raggiunto e riportato sui palchi del mondo e della vita. Scaccia, versatile nell’ingegno come negli interessi multimediali, che lo hanno condotto davanti illustri macchine da presa e tra le onde dell’etere radiofonico per oltre sessant’anni, trascorse tutta l’esistenza immerso nel concetto, nell’idea, nel flusso di pensiero e sangue che è il teatro. Riteneva che non ci fosse vita possibile al di fuori di esso ma che allo stesso tempo era difficile e faticoso riprodurre le assurde meraviglie del vivere quotidiano tra le assi e le fittizie pareti dello spazio scenico. Dopo aver combattuto nella Seconda Guerra Mondiale Mario mirò direttamente al suo unico scopo e motivo di sopravvivenza. Giovane impetuoso sotto un manto di ruvida timidezza, si iscrisse all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica a Roma (città natale, dove vide la luce nel 1919), senza portare a termine i corsi, preferendo gettarsi presto nella pratica della ribalta. Dopo la prima interpretazione, con Besozzi nel ’47, entrò in varie compagnie, e fondò la sua nel 1961, la “Compagnia dei Quattro”, insieme ai sodali Enriquez, Mauri, Moriconi. Insaziabile e curioso, non disordinatamente frenetico ma bramoso di catturare la vita nella propria neonata arte, Scaccia iniziò un percorso di viaggi paralleli. Passando con un’impressionante facilità dalle prove cinematografiche (folgorante l’esordio del 1954 con Blasetti), dove usciva con grazia e umorismo dai margini caricaturali delle sue “spalle”, a personaggi immortali di gran parte del teatro moderno occidentale. Esplorò Shakespeare, plasmando il suo Pollonio in Amleto e un dolente Shylok ne Il mercante di Venezia. Scovò e ripropose con ironia feroce alcuni spassosi personaggi di Ariosto e Machiavelli (indimenticabile il suo fra Timoteo ne La mandragola). Prese parte a importanti sceneggiati televisivi ricalcati sulle trame di autori quali Nievo, Collodi (è lui il famoso dottore nella trasposizione televisiva del Pinocchio di Comencini, del ’72), lo spigoloso Durenmatt, il “delirante” Ionesco. Espose e fece deflagrare con effetti forse inattesi la propria verve istrionica e la propria capacità d’improvvisazione cimentandosi con programmi radiofonici dal vasto seguito, tra cui le “Interviste impossibili” degli anni ’70 e la mai didascalica o verbosa rubrica “Vi racconto una commedia”, all’interno del programma Le ore della sera, tra l’’89 e il ’90. La passione del nostro mastro “Chicchignòla”, è tuttavia comprensibile non tanto dall’infinita successione di interpretazioni, ma dal suo rapporto con le sue indispensabili guide spirituali oltre che artistiche. Amico di Eduardo de Filippo, condivise con lui la condizione solitaria del genio e la concezione totalizzante del teatro. L’attore doveva essere autore, direttore orchestrale, capocomico, fibra e alimento della sua compagnia e della sua opera. Per Eduardo fu un mimetico “Padre eterno” nel capolavoro De Pretore Vincenzo. Per noi resterà una meravigliosa “maschera” romana e italiana.

 

di Sarah Panatta

 

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Svevo Ruggeri
Svevo Ruggeri
Direttore, Editore e Proprietario di Eclipse Magazine