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Finale di partita

Finale_di_partitaMassimo Castri sceglie per la prima volta un testo di Beckett

Di luoghi apocalittici e partite a scacchi hanno scritto numerosi autori, da Ingmar Bergman (Il Settimo Sigillo) al romanzo The Road di Cormac McCarthy, portato recentemente sul grande schermo da John Hillcoat.

Così in teatro Samuel Beckett con Finale di Partita, una partita a scacchi che si gioca in un non – luogo e che diventa una metafora della vita. In questo allestimento, in scena fino al 20 giugno al Teatro India di Roma, la direzione è di Massimo Castri, tra i più importanti registi teatrali italiani, che finora non si era ancora cimentato con un testo del drammaturgo dell’assurdo. Protagonisti della pièce Hamm (interpretato da Vittorio Franceschi), paralitico e cieco e il suo servitore Clov (Milutin Dapcevic). Pur non sapendo giocare a scacchi Hamm continua ogni giorno il suo finale di partita da dilettante, rifiutando l’idea che la fine stia arrivando. Clov, invece non riesce a distaccarsi dal suo padrone e vive una repressione costante a causa dei suoi continui litigi con Hamm. I due antagonisti, che possono essere interpretati come il re e l’ultimo pedone di una scacchiera, vivono un’angosciante routine quotidiana, confinati in una sorta di bunker, sito in un luogo non definito.  Sulla scena apocalittica compaiono anche gli anziani genitori di Hamm, Negga (Antonio Giuseppe Peligra) e Nell (Diana Hobel), entrambi sono senza arti inferiori e costretti a un’esistenza da manichini nei bidoni della spazzatura. Le loro voci irrompono nella quotidianità, ponendosi domande che non avranno mai risposte. Finale di Partita si configura così come una delle opere più criptiche del repertorio di Beckett, diversa da Aspettando Godot o Giorni Felici, in cui è palese il riferimento all’attesa e alla ripetitività del tempo, ma che almeno presentano un paesaggio di contorno, per quanto scarno e privo di elementi vitali. Il Finale di Partita che Beckett rappresenta in questa pièce da un solo atto si svolge, invece, in uno scenario da catastrofe nucleare, forse ispirato all’autore dalle crudeltà della seconda guerra mondiale. Rappresentato per la prima volta nel 1957 al Royal Court Theatre di Londra, l’assurdo confronto – non confronto tra Hamm e Clov non rappresenterebbe solamente il vuoto creato dall’uomo dopo la tragedia mondiale, ma anche la totale mancanza di senso dell’umanità. Coprodotto da Teatro di Roma, Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro Metastasio stabile della Toscana, l’allestimento di Massimo Castri vede la collaborazione di Robert John Resteghini alle luci e al suono Franco Visioli. Parte integrante della pièce la scenografia di Maurizio Balò, che riproduce l’ambiente apocalittico nel quale si svolge la partita, una stanza arredata in maniera essenziale e con due piccole finestre che aprono sul nulla.

Finale di Partita
di Samuel Beckett
regia di Massimo Castri
8 – 20 giugno Teatro India, via Luigi Pierantoni 6 (Lungotevere Gassman) – Roma
Orari spettacoli: martedì 8/domenica 13 giugno ore 21.00
lunedì 14 riposo, martedì 15/domenica 20 giugno ore 20.30
Prezzi biglietti: intero 15 € (prevendita 2 €), ridotto 12 € (prevendita 1 €)
Informazioni: www.teatrodiroma.net 06/684000311

di Valeria Ponte

Svevo Ruggeri
Svevo Ruggeri
Direttore, Editore e Proprietario di Eclipse Magazine