Vivere e scrivere all’Avana
«Un Paese dove una persona si può fermare a un crocevia e gridare “qui non esiste libertà di espressione” è proprio un posto dove esiste».
E non è certo il caso di Cuba, dove può costare caro e dove ormai scarseggia sempre più anche il cibo: «
sono stata logorata, quanto gli altri, dal meccanismo della fila, dalla ricerca del cibo ..sono nata con la tessera di razionamento … Mi trattengo per non lasciare libero il desiderio di raccontare l’appetito represso che vedo dipinto sul volto dei miei amici».
Così
Yoani Sánchez, dissidente e celebre blogger, racconta la realtà quotidiana dell’isola di Fidel, cosa significa vivere oggi nel regime comunista di Cuba.
Non denuncia Yoani, non attacca, non contesta.
Semplicemente descrive: la difficoltà di fare la spesa, la fame cronica, l’arte di ripararsi da soli gli elettrodomestici guasti, la lotta per leggere le vere notizie tra le righe del giornale di partito, la paura del ricovero in ospedale dove manca anche il necessario per sterilizzare, la convivenza forzata con la propaganda che si insinua nei media, nelle piazze e nelle scuole, il panico quando arrivano le convocazioni della polizia, la preoccupazione per gli amici in carcere, la nostalgia per i tanti che sono fuggiti e la delusione per tutti quelli che hanno smesso di credere al futuro.
Ma soprattutto Yoani sfata il falso mito dell’efficienza castrista e racconta, tra tenerezza e rabbia, la frustrazione per le potenzialità inespresse e i sogni perduti di chi, come lei, è nato nella Cuba degli anni Settanta e Ottanta e si ritrova rinchiuso in un’utopia che non gli appartiene.
Di questa generazione Yoani è diventata l’inconsapevole portavoce, e il suo blog
Generacion Y, che ha fatto il giro del mondo è ora un libro.
Yoani Sánchez
Cuba libre. Vivere e scrivere all’Avana
Rizzoli
pp. 237
€ 17,00
di Rosa Maria Geraci