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Il Medioevo del capitalismo

vivere_alla_fine_dei_tempiIn “Vivere alla fine dei tempi” Slavoj Žižek annuncia la morte del capitalismo. Un nuovo inizio oltre il declino?

Parlare di crisi del capitalismo, oggi, sembra essere  un must di ogni personaggio della  scena pubblica, politica, culturale o televisiva: una sorta di jolly da mettere nel carnet degli argomenti buoni per tutte le evenienze, come l’ecologia, o la disoccupazione giovanile.
Perfino Tremonti (almeno, fino a qualche anno fa) sciorinava le involuzioni della macchina perfetta del sistema capitalistico, presentandosi quasi come un profeta di un nuovo modello economico-sociale. Quanto, poi, di quelle argomentazioni sia stato concretizzato nelle scelte di politica economica si può facilmente verificare.
Nella critica strutturata al sistema economico predominante si sono sempre distinte, per ragioni intuibili, ma anche per accuratezza e profondità di analisi, le scuole di pensiero di derivazione marxista. È altrettanto vero, per onestà intellettuale, che la dovizia di analisi e sistemi teorici non ha trovato corrispondenza nella realizzazione di un modello sociale alternativo al capitalismo, o quantomeno notevolmente migliorativo di esso (eccezion fatta, forse per certe esperienze di socialdemocrazia dei Paesi del Nord Europa). Poche, infatti, le ricette valide per i  mali del sistema economico invalso nei Paesi “sviluppati” del mondo, e non è chiaro  se la debolezza sia stata solo nella volontà politica di mettere in atto certe tesi, o nella stessa analisi.
Senza dubbio, però, la “diagnosi” di una società malata è presupposto essenziale per la cura.
Cosa aggiunge, nel panorama del pensiero contemporaneo, l’ultimo saggio di Slevoj ŽižekVivere alla fine dei tempi”?
Probabilmente l’efficacia di un’analisi svolta con il suo particolare punto di vista, eclettico e “visionario”, nel senso della capacità di cogliere nessi e segnali prima che si manifestino nella loro più compiuta evidenza.
Uno degli elementi caratterizzanti del filosofo e psicoanalista di Lubiana, fondatore della scuola lacaniana slovena e maitre a penser di stampo marxista, è infatti la  sua attitudine a mettere insieme elementi attinti ai campi più disparati, dall’economia, alla psicologia, al cinema alla cultura “pop”, cosa che lo rende un vero interprete dei tempi.
Proprio andando ad aprire tutti i diversi cassetti della realtà del mondo capitalistico contemporaneo, Žižek decreta la fine del paziente: il capitalismo è morto. I quattro cavalieri che annunciano l’ Apocalisse sono individuati nella crisi ecologica globale; nei gravi squilibri del sistema economico-finanziario; nella rivoluzione biogenetica e infine nelle esplosive fratture sociali
Di fronte ai segnali del declino la società occidentale, secondo il filosofo,  reagisce al lutto come reagiscono i singoli: attraverso le cinque fasi della negazione , la rabbia, la contrattazione (con il ritorno della critica dell’economia politica), la depressione (ovvero, nei termini di Žižek, la nascita del «Cogito Proletario») e infine l’accettazione, a ognuna delle quali è dedicata una sezione del libro.
La tesi di “Vivere alla fine di tempi” si riassume fondamentalmente nell’asserzione secondo cui vivendo e acquisendo consapevolezza di queste fasi e quindi elaborando il lutto, la società può sviluppare i germi della rinascita, così che l’Apocalisse non sia una fine senza appello, ma un’occasione per costruire un sistema mondiale differente da quello conosciuto finora.
Non c’è dubbio che la disamina delle falle del capitalismo e dei segnali di cedimento  sia efficace,  sistematica, strutturata. Il merito del pensiero di Žižek sta nel saper guardare la realtà in un’ottica non convenzionale, scardinando l’abitudine a seguire gli schemi già dati e, anzi, stimolando a capovolgere i punti di vista sul mondo.
Quanto però sia fondata la tesi del libro, e quindi se  il Medioevo del capitalismo porterà davvero a una renaissance della nostra civiltà, o se invece la sua crisi sia solo una delle contraddizioni fisiologiche del sistema, che il capitalismo fagociterà e digerirà nel suo ciclo normale, è una valutazione che spetta al lettore, o ancora meglio alla Storia.
Tra qualche decennio sapremo se dar ragione a Žižek o se dovremo ripetere le parole del protagonista di un  film di Davide Ferrario: “Era questo il migliore dei mondi possibili. Purtroppo”.

Titolo: “Vivere alla fine dei tempi”
Autore: Slavoj Žižek
Editore: Ponte alle Grazie
Pagine: 620

L’autore: Slavoj Žižek (Lubiana, 1949) è fra i più innovativi e carismatici pensatori del nostro tempo. Insegna nella sua città natale e in molti atenei americani ed europei. Autore di numerosi volumi, tra i quali Benvenuti nel deserto del reale (Meltemi, 2002), Tredici volte Lenin (Feltrinelli, 2003), Il soggetto scabroso (Raffaello Cortina, 2003), L’epidemia dell’immaginario (Meltemi, 2004), Leggere Lacan (Bollati, 2009), ha pubblicato per Ponte alle Grazie i suoi due maggiori successi in Italia e nel mondo, In difesa delle cause perse (2009) e Dalla tragedia alla farsa (2010).

di Angelina Di Fronzo

Svevo Ruggeri
Svevo Ruggeri
Direttore, Editore e Proprietario di Eclipse Magazine