Il ritorno alla vita di una donna bloccata dalla paura, nel romanzo d’esordio di Vanessa Diffenbaugh
Un’opera prima che è già un caso editoriale: nelle librerie dal 5 maggio 2011 in contemporanea mondiale, è già stato venduto in ventisette paesi, con aste agguerrite e cifre record.
Come inizio, Vanessa Diffenbaugh non ha di che lamentarsi.
I motivi di questo successo saranno presto rivelati dal pubblico, che manifesterà o meno il suo gradimento. Per ora si possono azzardare delle ipotesi.
La storia, intanto. La trama del libro presenta gli ingredienti di una lettura interessante in grado di incuriosire il lettore: una protagonista dalla personalità complessa, che non riesce a stabilire un contatto con altri esseri umani perché altri esseri umani l’hanno ferita, delusa, impaurita e che comunica con l’esterno solo tramite i fiori. Poi, il mistero di vicende che affiorano dal passato, svelando poco a poco il quadro di una storia che viene da lontano. E, ancora, il pathos dato da una storia d’amore che segna anche il riscatto interiore e l’apertura a un altro modo di stare al mondo.
E, come caratteristica peculiare del libro, un curioso parallelismo tra le emozioni della protagonista e il linguaggio dei fiori, interlocutori privilegiati e silenziosi: “Non mi fido, come la lavanda. Mi difendo, come il rododendro. Sono sola, come la rosa bianca, e ho paura. E quando ho paura, la mia voce sono i fiori”.
Victoria ha paura del contatto fisico. Ha paura delle parole e soprattutto delle emozioni. Un’infanzia difficile segnata dall’abbandono e dall’avvicendarsi di famiglie adottive ha messo un peso sulla sua anima, un’ipoteca sull’armonia della sua crescita. Solo l’incontro con Elizabeth, l’unica vera madre che abbia mai avuto e che le ha insegnato il linguaggio segreto dei fiori, l’ha difesa da se stessa, impedendole di perdersi. E anche se adesso si è lasciata alle spalle il passato, anche se vive della sua vera passione, vendendo in fiori più richiesti di San Francisco, c’è una zona d’ombra che la separa dall’essere autenticamente viva e felice. Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. Per lavarne le tracce e rimarginare le ferite, è necessario conoscere l’arte della cura, che è fatta di pazienza, attenzione, sensibilità. E forse un ragazzo misterioso, che sembra conoscere la sua storia, quell’arte l’ha imparata. Come con i fiori, anche a Victoria si devono estirpare le spine, innaffiare i petali, rafforzare le radici. Solo accedendo a quelle radici, toccando il fondo della sua fragilità, qualcuno potrà farla rifiorire.
Come in altre storie letterarie o cinematografiche (” Pane e Tulipani”, per citarne una), la natura incarna quella forza vitale che, anche se oscurata e soffocata, prepotentemente viene fuori, travolgendo l’ostinazione dell’uomo a negarsi la felicità, o almeno la speranza.
Per narrare, con delicatezza e sensibilità, la storia di Victoria, l’autrice ha attinto in larga parte alla sua stessa esperienza di madre adottiva, nonché di insegnante ai bambini delle comunità di accoglienza. Probabilmente per questo, la Diffenbaugh riesce a raccontare con accenti autentici, una storia di coraggio e grandissima umanità.
Titolo: Il linguaggio segreto dei fiori
Autore: Vanessa Diffenbaugh
Editore: Garzanti
Pagine: 359
di Angelina Di Fronzo