Black Hole, il capolavoro a fumetti di Charles Burns, scava in quegli incubi, riportando alla luce un racconto fantastico in cui si specchia l’umano terrore del nostro tempo. L’ansia, le malattie sessuali, i sensi di colpa, il cibo spazzatura, l’inquinamento, lo sballo da alcol e stupefacenti. La cronaca si mescola all’immaginario horror e dà vita a mostri così umani da far paura. L’intreccio narrativo salta senza strappi tra tempi e personaggi, sogno e realtà, accompagnando quasi virgilianamente il lettore in un viaggio infernale attraverso inquietudini e paure. Tavole intrise di nero di china ci avvolgono in meravigliose spirali senza fine, in cui solo l’inizio è noto mentre la fine… be’, quella forse è meglio non conoscerla affatto.
Un altro classico della letteratura disegnata che in questi anni ha scalato l’Olimpo dei (pochi) libri in grado di raccontare l’abisso del contemporaneo. Il suo autore, cresciuto professionalmente con uno dei padri del fumetto americano, Art Spiegelman, negli anni ha disegnato le copertine dei dischi di Iggy Pop, ha illustrato il New Yorker e oggi è copertinista ufficiale della rivista letteraria di culto The Believer. Le sue storie non si leggono, si vivono. I suoi disegni non si guardano, si bevono fino a ubriacarsi. In Black Hole tutti ci guardiamo allo specchio. E ci scopriamo un po’ più soli, un po’ più insicuri, un po’ più disperati.
Charles Burns
Black Hole
Coconino Press 2005-2009
Pagg. 368, € 19
di Flavia Vadrucci