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Predators, che la caccia abbia inizio

Predators_-_locandinaCosa succederebbe se i Predators decidessero di scovare i migliori killer umani e di portarli sul loro pianeta?
.
Semplice, gli uomini più spietati del mondo diventerebbero inesorabilmente prede di un nemico più grande e più forte…

L’ex militare Royce (Adrien Brody) è il primo degli otto cacciatori umani a precipitare nella giungla aliena, presto seguito dal malcapitato dottore Edwin (Topher Grace), dall’abile cecchina della IDF Isabelle (Alice Braga), dall’assassino di massa Stans (Walton Goggins), dal narcotrafficante messicano Cuchillo (Danny Trejo), dal membro delle Forze speciali russe Nikolai (Oleg Taktarov), dal killer della RUF Mombasa (Mahershalalhashbaz Ali) e dallo spietato membro della Yakuza Hanzo (Louis Ozawa Changchien).
Gli otto temibili dis-umani combattenti scelti sono i migliori (o peggiori, a seconda delle prospettive) assassini della Terra, reclutati da una misteriosa e sconosciuta forza per essere braccati e annientati. Sono i “predatori”, creature aliene spaventosamente forti, incredibilmente mostruose e dotate di poteri fuori dal comune. Inizialmente spaesati, gli otto predatori umani comprendono di essere questa volta prede di un nemico eccezionale che è intenzionato a studiarli, affrontarli ed eliminarli per migliorare le proprie abilità di cacciatore. Nella giungla dei “predatori” vivono una condizione fisica e psicologica ribaltata, da diabolici cacciatori si trasformano in bersaglio di un nemico efferato e ignoto le cui regole del gioco devono essere imparate in fretta.
Ebbene, il “Predators” tanto atteso dai fan del primo Predator (correva l’anno 1987 quando Arnold Schwarzenegger vestiva i panni dell’instancabile eroe muscoloso Dutch) e dei successivi tre sequel (Predator 2, Alien vs. Predator e Alien vs. Predator 2) non saranno delusi dal nuovo capitolo prodotto da Robert Rodriguez nei Troublemaker Studios e diretto da Nimrod Antal, temporalmente incastrato tra il primo e il secondo della saga. Con il premio Oscar Adrien Brody, “Predators” segue una linea nettamente diversa rispetto al primo appuntamento della saga, non potendo “il pianista” emulare quel Dutch interpretato da Schwarzenegger. Infatti Brody, sia per la prestanza fisica distante dal corpo scolpito del “Mr Universo a soli 20 anni” Arnold, sia per lo sguardo più malinconico che duro, imprime al film un taglio psicologico decisamente più indagato. In effetti la scelta non è casuale, Rodriguez, Antal e gli sceneggiatori Alex Litvak & Michael Finch offrono allo spettatore un fantascientifico thriller d’azione dalla struttura narrativa più semplice rispetto a “Predator” ma dalle trame psicologiche più affinate. La storia non brilla di originalità: nel gruppo c’è il solito inaspettato traditore, il leader eroico prima disprezzato poi ammirato dall’unica donna presente, l’essere umano capace di trionfare su forme di vita superiori grazie all’astuzia e all’umanità recuperata in calcio d’angolo. Ciò che invece risulta interessante è la tensione con cui si tessono le relazioni tra le prede: otto persone, ciascuna delle quali possiede una spiccata attitudine al comando, sono catapultate in una situazione estrema e costrette a lavorare fianco a fianco pur non essendo una squadra. Suo malgrado, spetta al mercenario senza scrupoli Royce guidare il branco nella lotta disperata fino all’ultimo respiro.
Laurence Fishburne, pur non essendo un personaggio dall’accentuato carisma, gioca un ruolo importante interpretando Noland, un sopravvissuto della generazione precedente al nostro manipolo di assassini in grado di innescare una serie di vicende decisive.
Le creature aliene messe in scena da Greg Ncotero e Howard Berger (KNB EFX Group) sotto la guida dello stesso Rodriguez, oltre a vantare l’aggiunta di nuovi protagonisti (Dog Handler, Falconer e Mr. Black, oltre a Ram Runner e i Cani da caccia), si distinguono per una cura delle forme e un’attenzione alle qualità psicosomatiche tali da rendere i predatori dei veri e propri personaggi identificabili. Il montaggio di Dan Zimmerman, cadenzato in modo tale da non far mai smarrire lo spettatore mentre è impegnato a districarsi tra i punti di vista dei personaggi, con il suo ritmo a misura d’uomo si mette a servizio della storia narrata allontanandosi chiaramente dai tempi ultra rapidi di un certo cinema d’azione. La traccia sonora organizzata da John Debney è così ben incollata alle immagini da far pensare di riuscire, orfana di immagini, a evocare comunque efficacemente la storia narrata.
In uscita nelle sale italiane il prossimo 14 luglio, “Predators” è senz’altro un buon lavoro di squadra, una squadra capace di viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda e indiscutibilmente affezionata al progetto padre (si veda nel sistema di trappole basato sui paletti un chiaro omaggio a “Predator”) il cui prodotto finale, accarezzato da Rodriguez già nel ’94, non deluderà le aspettative dei fan più esigenti.

di Francesca Vantaggiato