Il regista premio Oscar ripercorre una vita lunga ottanta anni nella film intervista diretto da Laurent Bouzereau e distribuito in Italia dalla Lucky Red dal 18 maggio
Perseguitato, osannato, premiato e accusato: Roman Polanski sembra aver vissuto una vita degna del migliore tra i suoi film. Dalla fuga dal ghetto di Cracovia durante la repressione nazista, ai successi ottenuti alla fine degli anni sessanta con Rosemary’s baby fino al trauma per la morte drammatica della giovane moglie Sharon Tate avvenuta a Los Angeles nel 1968, il regista nato a Parigi, ma di origini polacche, ha collezionato glorie e dolori che hanno caratterizzato in modo definitivo la sua filmografia. Esperienze tutte a loro modo indimenticabili, che Polanski ha deciso di onorare e ricordare alla soglia degli ottanta anni con Roman Polanski, a film memoir. Diretto da Laurent Bouzereau e realizzato durante gli arresti domiciliari in Svizzera per le accuse di violenza sessuale risalenti al 1977, questa docu-intervista ricompone, senza alcun pudore o censura, il profilo di una delle personalità più discusse dei nostri tempi. Luogo ideale per questa celebrazione non poteva che essere la croisette del Festival di Cannes, in cui glamour e qualità artistica si sono sempre fusi per creare uno spettacolo unico nel suo genere. Così, a dieci anni dalla Palma d’oro per Il pianista, Polanski torna a sfilare sul marché per mettere in discussione se stesso e una vita intera attraverso il linguaggio realistico dell’autobiografia in un film che, distribuito in Italia da Lucky Red dal 18 maggio, è già un documento dall’inestimabile valore cinematografico.
di Tiziana Morganti