I dati Istat sul collasso di export e import, i peggiori dal 1970. Salvi cibo e medicine
Era dal 1970 che il commercio estero italiano non andava così male. Il 2009 ha visto un crollare le esportazioni del 20,7% e le importazioni del 22%. È l’Istat a diffondere i dati relativi al commercio estero UE e Mondo relativi al mese di dicembre 2009.
Lo scorso anno la bilancia commerciale ha segnato un deficit di 4,109 miliardi, “con una netta riduzione del passivo rispetto agli 11,478 miliardi del 2008”. La bandiera nera all’import-expor arriva in Italia in un periodo in cui il gigante cinese sta registrando una forte crescita di esportazioni ed importazioni. Quanto alle esportazioni da e verso l’area Ue, sono complessivamente diminuite del 22,5% le esportazioni e del 17,8% le importazioni rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo il saldo è stato negativo per 1.791 milioni di euro, in forte peggioramento rispetto all’attivo di 9.942 milioni di euro registrato nel 2008. L’Istat ha precisato che anche di questi dati non c’è da andare fieri: si tratta dei peggiori numeri dal 1993, ovvero da quando esistono le relative serie storiche.
A dicembre 2009, però, i flussi commerciali da e verso l’area Ue hanno registrato aumenti pari all’1,4% per le esportazioni ed al 9,1% per le importazioni. Per quanto riguarda l’export, l’
Istat spiega che si tratta di un dato in controtendenza,
positivo per la prima volta dal settembre 2008, ovvero dopo 14 mesi. Nello stesso periodo il saldo commerciale è stato negativo per 1.396 milioni di euro, mostrando un peggioramento rispetto a quello, pari a 350 milioni di euro, rilevato nello stesso mese del 2008. Guardando all’interscambio commerciale complessivo del mese di dicembre 2009, le esportazioni sono diminuite, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dell’1,9% e le importazioni del 3%. Il saldo commerciale è risultato negativo per 123 milioni di euro, inferiore a quello, pari a 415 milioni di euro, dello stesso mese del 2008. La tendenza delle esportazioni relative a dicembre scorso è stata negativa verso tutti i principali partner commerciali: Grecia (-8,5%), Belgio (-6,5%), Paesi Bassi (-5,8%), Polonia (-4,9%), Austria (-3%) e Germania (-2,6%). Gli unici più si sono registrati con Francia, Spagna e Regno Unito (rispettivamente +8,6, +3 e +2,4%). Le importazioni sono invece cresciute da tutti i principali partner commerciali, tranne l’Austria; in particolare si sono registrati incrementi dalla Polonia (+ 30,3), dalla Spagna (+16,8%), dal Regno Unito (+15%), dalla Francia (+9,4%) e dalla Germania (+8,6%). Ma in quali settori si è registrato questo collasso? In tutto il 2009 le esportazioni registrano flessioni in tutti i settori, soprattutto energia, metalli di base e prodotti in metallo. Anche le importazioni segnano riduzioni generalizzate, anche qui per energia, prodotti intermedi e beni strumentali. Solo i prodotti d’erboristeria e i farmaci si salvano, resistendo al crollo con un aumento del 2,4%. Anche gli alimentari contengono il calo al 3,5%. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti. Nel corso dell’anno i prezzi riconosciuti agli agricoltori si sono ridotti dell’11%, compromettendo il futuro dell’attività agricola in Italia. Un calo che non ha giovato neanche alle tasche dei consumatori: il prezzo medio al consumo degli alimentari e bevande è cresciuto dell’1,8% nel corso del 2009. Dati che per la Coldiretti confermano le pesanti distorsioni del mercato, causate anche dal passaggio dal campo alla tavola. Per questo l’obiettivo dell’associazione è promuovere una filiera agricola tutta italiana, tagliando le intermediazioni e offrendo, attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, farmers market, agriturismi e imprese agricole, prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo.
di Valeria Fornarelli