A Roma migliaia di partecipanti e diversi politici intervenuti
Il precariato sta diventando una piaga sociale. Per questo hanno manifestato sabato migliaia di precari in diverse città italiane quali Roma, Torino, Firenze, Ancona, da nord a sud.
Tra i partecipanti giovani e meno giovani, ricercatori e studenti, lavoratori costretti al licenziamento alla scadenza del contratto Istat, Alitalia e aziende appaltatrici di Trenitalia. Tra le file dei manifestanti non mancano altri professionisti come archeologi e giornalisti precari.
A Roma il corteo parte con slogan come “Il nostro tempo è adesso la vita non aspetta”, o ancora “Il precariato nuoce gravemente alla salute”, “Non sparate sulla ricerca”. Uno particolarmente significativo in linea con le cronache di questi giorni è “Noi precari siamo i veri clandestini”.
I promotori della manifestazione hanno organizzato una Street Parade con in testa un camion che sembra una discoteca su quattro ruote; sfilano iniziando da Piazza della Repubblica sulle note del “Ballo del mattone” e del “Tuo bacio è come un rock”.
Diverse le personalità in piazza come il segretario della Cgil Susanna Camusso che ha sfilato con i manifestanti in testa al corteo, seguendo le note di “Bella ciao”. Accanto a lei un altro politico di rilievo come Nichi Vendola che parla di scippo del futuro, di “esseri umani in lista d’attesa” e di “precariato come un fine pena mai”. La Camusso invece sottolinea che “un Paese che non dà speranze ai propri giovani è un Paese senza futuro”. Anche la Bindi interviene dicendo che ai giovani almeno il precariato non ha tolto l’allegria.
Mentre il corteo continua a sfilare verso il Colosseo qualcuno si affaccia dalle finestre e applaude, tra i manifestanti erano presenti anche alcune bandiere di partito come quelle di Sinistra e Libertà e Italia dei Valori.
Sulle cifre dei manifestanti ci sono le solite controversie. Sono cinquemila per la questura, invece i promotori non danno cifre.
Mentre a Roma la manifestazione si è svolta pacificamente lo stesso non è avvenuto ad Ancona, dove è stata annullata dopo l’aggressione di cinque leghisti da parte di un gruppo di No Global.
di Ilaria Eleuteri