Muore a 82 anni l’ex Capo di Stato. Ha disposto esequie senza le autorità
Oggi i funerali in forma privata a Sassari, nella Chiesa di San Giuseppe. Muore così, a 82 anni, Francesco Cossiga, democristiano doc, Ministro dell’interno del governo Andreotti, Presidente del Consiglio e poi Presidente della Repubblica dall’85 al 1992.
Alle 13.18 del 17 agosto all’ospedale Gemelli di Roma si spegne, dopo nove giorni di ricovero per un’insufficienza cardiorespiratoria. Nella notte uno choc cardiocircolatorio, provocato da un’infezione, aveva causato un repentino peggioramento delle sue condizioni di salute . Se ne va così un pezzo di storia della nostra Repubblica, la
Prima Repubblica di dominio democristiano: c’era lui, come Ministro degli Interni, ai tempi del rapimento Moro. Per aver avvallato, insieme ad Andreotti, la tesi delle lettere dell’ostaggio come “
moralmente non autentiche” e quindi il non intervento statale si dimise, schiacciato dal senso di colpa per la morte di Moro, cui lo legava un rapporto di sincera stima ed amicizia.
C’era lui quando, alla caduta del Muro del Berlino nel 1989, decise di sconvolgere gli equilibri politici italiani: lo chiamarono il “
picconatore” per gli attacchi chiarissimi al suo quartier generale, la DC. Voleva abbattere il muro che aveva tenuto lontano il Pci dalla stanza dei bottoni, nella speranza di creare una vera democrazia. Denunciava il pericolo di un presidenzialismo senza basi democratiche, ma come ironicamente confidò in un’intervista rilasciata pochi mesi fa, era troppo in anticipo sui tempi.
Il suo non è un addio solo alla famiglia, sempre rimastagli affianco in queste ore difficili, insieme agli amici più stretti e agli “angeli” della scorta, ma è un addio alla Repubblica, cui è sempre stato fedele, che saluta come un servitore cui è stato concesso il privilegio altissimo di servirLa. L’addio prende forma delle quattro lettere che ha recapitato, il 18 settembre del 2007, alle quattro più alte cariche dello Stato con l’indicazione di aprirle al momento della sua morte. Sono immediatamente state rese pubbliche, ad eccezione di quella riservata al Premier. Da Palazzo Chigi però fanno sapere che verrà resa nota subito dopo le esequie, semplicemente perché contengono indicazioni private per i funerali, a tutela della discrezione nei confronti della famiglia.
La bara, avvolta nel Tricolore e nella bandiera sarda dei 4 Mori, è picchetta dal Dimosio, i soldati della Brigata Sassari tanto cari all’ex Presidente. La camera ardente nella chiesa dell’università del Sacro Cuore, è stata aperta ieri dalle 8 alle 18.
Immediato il cordoglio di tutto il mondo politico italiano, non è mancato il messaggio di Papa Benedetto XXI. Il presidente della Repubblica lo ricorda come “
un combattivo protagonista di stagioni tra le più intense e drammatiche della nostra storia nazionale”.
di Ilaria Eleuteri